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Ulteriori sei settimane di CIG COVID-19 con possibile contributo addizionale

Ulteriori 6 settimane di CIG COVID-19

Ulteriori 6 settimane di CIG COVID-19

Il decreto Ristori ripropone anche, in via alternativa, la fruizione dell’esonero contributivo previsto dal DL 104/2020

Tra le novità presenti nel decreto legge c.d. “Ristori” approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, assume particolare rilievo l’ulteriore concessione di trattamenti di integrazione salariale ordinaria e in deroga con causale emergenziale COVID-19.

Rimane sostanzialmente inalterato il meccanismo di concessione già definito con il DL 104/2020, con la possibile applicazione di un contributo addizionale a carico delle aziende richiedenti.
In particolare, il nuovo provvedimento riconosce ai datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 la possibilità di presentare domanda di concessione dei trattamenti di CIGO, assegno ordinario e CIG in deroga ex DL 18/2020 (c.d. decreto “Cura Italia”), per una durata massima di 6 settimane, collocate nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021.
La norma stabilisce che con riferimento a tale periodo le predette 6 settimane costituiscono la durata massima che può essere richiesta con causale COVID-19.

In relazione invece ai periodi di trattamenti di integrazione salariale precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi dell’art. 1 del DL 104/2020 (decreto “Agosto”), collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre 2020, la nuova disposizione ne prevede l’imputazione, ove autorizzati, alle 6 settimane introdotte dal medesimo decreto “Ristori”.

Per quanto concerne il “raccordo” con la disciplina CIG COVID-19 regolata dal DL “Agosto”, il decreto approvato ieri stabilisce che le 6 settimane di trattamenti sono riconosciute sia ai datori di lavoro ai quali sia stata già interamente autorizzata la seconda tranche di 9 settimane ex art.1 comma 2 del DL 104/2020, decorso il periodo autorizzato, sia ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti di chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Anche in questo caso, in modo analogo a quanto previsto dal decreto “Agosto” (art. 1 comma 2 del DL 104/2020), per i datori di lavoro potrebbe sussistere l’obbligo, a determinate condizioni, di versare un contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.
In particolare, l’aliquota contributiva addizionale risulta pari al 9% se la riduzione del fatturato è inferiore al 20%, ovvero al 18% se non si è verificata alcuna riduzione di fatturato.

In contributo addizionale non è invece dovuto ai datori di lavoro che hanno subito una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, da coloro che hanno avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019, nonché dai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura delle attività economiche e produttive per fronteggiare l’emergenza epidemiologica in questione. In pratica, per quest’ultima categoria di datori di lavoro sussiste una duplice agevolazione, consistente nell’accesso alla CIG a prescindere dal possesso di precedenti periodi autorizzati a nell’esonero della contribuzione addizionale.

Operativamente, i datori di lavoro interessati devono presentare all’INPS domanda di concessione, autocertificando ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000 la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato.
In seguito, l’Istituto previdenziale autorizzerà i trattamenti richiesti individuando l’aliquota del contributo addizionale che il datore di lavoro è tenuto a versare a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale. Sul punto, la norma stabilisce che in mancanza della predetta autocertificazione troverà applicazione l’aliquota massima del 18%.

Per quanto concerne i termini di invio delle istanze, le medesime devono essere inoltrate all’INPS, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, precisa la norma, il termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del DL “Ristori”.

Infine, si segnala che anche in questo caso, ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i trattamenti di integrazione salariale con causale emergenziale COVID-19, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, viene riconosciuto in via alternativa l’esonero del versamento dei contributi previdenziali a loro carico già definito dall’art. 3 del DL 104/2020, per un ulteriore periodo massimo di 4 settimane, fruibili entro il 31 gennaio 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nel mese di giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, riparametrato e applicato su base mensile.

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