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Sanzioni ridotte per il versamento tardivo dell’acconto IVA 2020

Sanzioni ridotte versamento tardivo IVA 2020

Sanzioni ridotte versamento tardivo IVA 2020

Il ravvedimento operoso consente di ridurre notevolmente la misura della sanzione applicabile

Il termine per il versamento dell’acconto IVA 2020 è scaduto lo scorso 28 dicembre, con riguardo ai soggetti passivi che non hanno potuto beneficiare della sospensione per il coronavirus prevista dall’art. 13-quater del DL 137/2020 (conv. L. 176/2020), nel quale è confluito l’art. 2 dell’abrogato DL 157/2020 (si veda “Sospensione dell’acconto IVA da coniugare con il saldo dei «mensili»” del 18 dicembre 2020). Resta possibile, comunque, regolarizzare la situazione effettuando il versamento tardivo dell’acconto, unitamente alla sanzione e agli interessi legali.

Nei casi di versamento omesso, tardivo o insufficiente dell’acconto IVA, la sanzione amministrativa applicabile è pari al 30% dell’imposta non versata, ai sensi dell’art. 13 comma 1 del DLgs. 471/97. Come previsto da tale disposizione, la sanzione è ridotta:

  • a 1/15 per ogni giorno di ritardo, se quest’ultimo è contenuto nei 14 giorni, ossia se il versamento avviene entro il giorno 11 gennaio 2021;
  • al 15%, se il ritardo nel versamento è contenuto nei 90 giorni, quindi, se il versamento è effettuato tra il 12 gennaio e il 29 marzo 2021 (in quanto il 28 marzo è domenica).

Il soggetto passivo può avvalersi, inoltre, dell’istituto del ravvedimento operoso, salvo che siano già stati notificati gli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi dell’art. 54-bis del DPR 633/72 (art. 13 del DLgs. 472/97). Il ravvedimento operoso si esegue pagando il tributo, la sanzione ridotta e gli interessi legali.
In questo caso, la predetta sanzione amministrativa del 30% o del 15% è ridotta:

  • all’1,5% (1/10 del 15%) dell’imposta non versata, se il ravvedimento avviene entro 30 giorni dalla scadenza (ossia entro il 27 gennaio 2021), salve le maggiori riduzioni previste per ritardi non superiori a 14 giorni;
  • all’1,67% (1/9 del 15%) dell’imposta non versata, se il ravvedimento è effettuato tra 31 giorni e 90 giorni dalla scadenza, dunque, nel periodo compreso tra il 28 gennaio e il 29 marzo 2021 (come anticipato, infatti, il 28 marzo è domenica);
  • al 3,75% (1/8 del 30%) dell’imposta non versata, se il ravvedimento è operato entro il termine di presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta 2020 (anno in cui è commessa la violazione), ossia entro il 30 aprile 2021;
  • al 4,29% (1/7 del 30%) dell’imposta non versata, se il ravvedimento avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo (2021) a quello in cui è commessa la violazione, quindi, entro il 2 maggio 2022 (in quanto il 30 aprile 2022 è sabato);
  • al 5% (1/6 del 30%) dell’imposta non versata, se il ravvedimento è effettuato oltre il citato termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.

La misura del saggio degli interessi legali è pari:

  • allo 0,05% in ragione d’anno, sino al 31 dicembre 2020 (DM 12 dicembre 2019);
  • allo 0,01% in ragione d’anno, a decorrere dal 1° gennaio 2021 (DM 11 dicembre 2020).
    Occorre considerare, infatti, che il tasso legale da applicare è quello in vigore nei singoli periodi sulla base di un criterio di pro rata temporis.

Nella compilazione del modello F24, per la sanzione e gli interessi legali è necessario indicare, rispettivamente, i codici tributo “8904” e “1991”.

Nessuna sanzione se risulta un credito

Si ricorda, infine, che il tardivo versamento dell’acconto IVA non può essere sanzionato se, sulla base della dichiarazione annuale, risultasse che il soggetto passivo sarebbe stato a credito rispetto all’acconto versato tardivamente (cfr. Cass. n. 4145/2014).

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