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Esonero contributivo COVID-19 collegato all’unità produttiva

Esonero contributivo COVID-19

Esonero contributivo COVID-19

L’INPS illustra l’agevolazione fruibile in alternativa ai trattamenti di CIG del DL Ristori

L’art. 12 del DL 137/2020 (c.d. DL “Ristori”), ai commi 14 e 15, riconosce ai datori di lavoro privati che non richiedono i trattamenti di CIGO, assegno ordinario e CIG in deroga COVID-19 previsti dal medesimo DL, l’esonero contributivo covid-19 ex art. 3 del DL 104/2020 (DL “Agosto”) per un ulteriore periodo massimo di 4 settimane, fruibili entro il 31 gennaio 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nel mese di giugno 2020.
Nel merito è intervenuto l’INPS con la circ. n. 24/2021, fornendo le prime indicazioni per la gestione dei relativi adempimenti previdenziali.

Nella circolare in esame si osserva che il riconoscimento dell’esonero contributivo covid-19 trova la sua ratio ispiratrice in un regime di alternatività con i trattamenti di integrazione salariale, in quanto la previsione ha il precipuo scopo di incentivare i datori di lavoro a non ricorrere a ulteriori trattamenti di CIG COVID-19.

Le citate ragioni di alternatività implicano che, qualora il datore di lavoro decida di accedere all’esonero, non potrà avvalersi, nella medesima unità produttiva, fino al 31 gennaio 2021, di eventuali ulteriori trattamenti di integrazione salariale collegati all’emergenza da COVID-19.
In altri termini, nella medesima unità produttiva non possono coesistere trattamenti di integrazione salariale collegati all’emergenza ed esonero contributivo covid-19, mentre non è preclusa la possibilità di presentare domanda, in concomitanza o contestualmente alla richiesta di agevolazione contributiva in questione, per ammortizzatori sociali “ordinari”, diversi dalle causali COVID-19.

Sotto il profilo soggettivo, si osserva che possono accedere all’esonero in trattazione i datori di lavoro privati non agricoli che hanno già fruito, nel mese di giugno 2020, degli interventi di integrazione salariale con causale COVID-19 di cui agli artt. da 19 a 22-quinquies del DL 18/2020 (c.d. decreto “Cura Italia”)
Più in particolare, l’esonero può essere legittimamente fruito per le medesime posizioni aziendali – matricole INPS – per le quali, nella suddetta mensilità di giugno 2020, sono state fruite le specifiche tutele di integrazione salariale del decreto “Cura Italia”.

Va detto, inoltre, che il datore di lavoro, per poter richiedere l’esonero contributivo covid-19 in questione, deve avere astrattamente titolo ad accedere ai trattamenti di integrazione ordinari e in deroga previsti dal DL “Ristori”.
In pratica, deve trattarsi di un’azienda cui sia stato già interamente autorizzato il periodo di 9 settimane del DL 104/2020 (DL “Agosto”), oppure appartenente ai settori interessati dalle misure restrittive ex DPCM 24 ottobre 2020, che ha disposto la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19
Il beneficio può poi essere riconosciuto al datore di lavoro che rinunci alla fruizione del residuo di esonero contributivo covid-19 di cui all’art. 3 del DL 104/2020 e non intenda avvalersi dei nuovi trattamenti di integrazione salariale.

Ciò premesso, l’INPS chiarisce che nelle ipotesi di cessione di ramo di azienda, il diritto alla fruizione dell’esonero in trattazione permane in capo al datore di lavoro cedente, senza alcun trasferimento in capo al cessionario della possibilità di fruire dello stesso.
Resta invece fermo che, in caso di fusione (sia per unione che per incorporazione), l’esonero, in virtù del fatto che l’azienda che ha fruito dei trattamenti di integrazione salariale nel mese di giugno 2020 attua, con tale operazione, un percorso di unione, potrà essere fruito dalla società risultante dal processo di unione o incorporazione.

Per quanto concerne l’ammontare dell’esonero contributivo covid-19, si ricorda che l’importo è pari alle ore di integrazione salariale fruite – anche parzialmente – nel mese di giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL.
Più specificamente, l’importo è pari alla contribuzione piena a carico del datore di lavoro non versata in relazione alle ore di fruizione degli ammortizzatori sociali nel citato mese di giugno 2020.
Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo covid-19 è poi subordinato al rispetto, da un lato, delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori e, dall’altro, da taluni presupposti specificamente previsti dal DL 137/2020, come il divieto di effettuare licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo.

Infine, l’esonero in trattazione, in continuità con quanto previsto dall’art. 3 del DL 104/2020, è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta e a condizione che per gli altri esoneri di cui si intenda fruire non sia espressamente previsto un divieto di cumulo con altri regimi.
Ad esempio, l’esonero in argomento non risulta cumulabile con l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile previsto dall’art. 1 comma 100 e ss. della L. 205/2017.


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