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Beneficio fiscale sui premi di risultato: e se l’azienda è priva di rappresentanza sindacale interna?

Le aziende prive di rappresentanza sindacale interna possono comunque recepire il contratto collettivo territoriale di settore e, conseguentemente, applicare l’imposta sostitutiva sui premi di risultato erogati in esecuzione di tale contratto territoriale.

E’ quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 5/E/2018 in materia di detassazione e welfare aziendale.
La posizione di apertura dell’Amministrazione è senza dubbio da accogliere con favore in quanto dovrebbe consentire un più ampio utilizzo del beneficio fiscale.

Quali sono le ulteriori indicazioni delle Entrate?
A distanza di circa 2 anni dalla prima circolare (la n. 28/E/2016) di commento alle novità in materia di detassazione e welfare aziendale, l’Agenzia delle Entrate ha deciso di intervenire nuovamente sulla tematica per fornire alcuni chiarimenti su una serie di fattispecie su cui residuavano dubbi interpretativi.

Tra le indicazioni fornite con la circolare n. 5/E/2018 merita un cenno particolare quella afferente alla possibilità di accesso agli incentivi per la produttività e al conseguente welfare sostitutivo per tutte quelle aziende prive di una rappresentanza sindacale interna.

I benefici fiscali
Facendo un passo indietro, si ricorda che la detassazione per i premi di produttività viene vincolata all’esistenza di un accordo collettivo aziendale ovvero territoriale.

La legge di Stabilità 2016 (così come integrata e modificata dalla legge di Bilancio 2017) dispone, difatti, che i premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sono soggetti a una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 3.000 euro lordi, a condizione che il percettore sia titolare di un reddito di lavoro dipendente non superiore ad euro 80.000.

Inoltre, a partire dal periodo d’imposta 2016 è data facoltà al lavoratore di convertire in tutto o in parte il premio detassato in beni e servizi esenti (in tutto o in parte) da imposizione fiscale e contributiva (welfare sostitutivo o di produttività).

Come già accennato, per entrambe le agevolazioni innanzi citate viene previsto che le erogazioni devono essere effettuate in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all’art. 51 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81.

E per le Aziende prive di rappresentanza sindacale?
Chiaramente tale condizione potrebbe essere ostativa per le PMI impossibilitate, a fronte della mancanza di una RSA o RSU, a sottoscrivere accordi aziendali.

Per arginare il problema alcune associazioni di categoria hanno sottoscritto un accordo quadro destinato ad essere recepito a livello territoriale (si veda, ad esempio, l’accordo tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria).

Il problema, ad ogni modo, rimaneva per le aziende che non applicano nemmeno i suddetti accordi territoriali.
D’altra parte, si deve rilevare che l’assenza di una rappresentanza sindacale aziendale non dovrebbe costituire, almeno in termini teorici, un impedimento all’applicabilità del regime fiscale agevolativo, qualora l’erogazione del premio sia effettuata nel rispetto dei requisiti sostanziali contenuti nel D.M. attuativo del 25 marzo 2016 ed in ottemperanza alle disposizioni previste dalla normativa in vigore.
Secondo parte della dottrina, pertanto, l’utilizzo di indicatori in grado di calcolare possibili incrementi della produttività e della redditività di un’impresa, ovvero l’efficienza e la qualità della stessa, e l’adozione del contenuto del contratto territoriale o dell’accordo quadro nel rispetto dei limiti imposti dalla legge (a prescindere, dunque, dalla materiale adesione all’associazione di categoria) potrebbero garantire l’accesso al regime fiscale di favore in esame.

Deve, infatti, essere rilevato che proprio le società di piccole e medie dimensioni potrebbero avere il maggior interesse a sviluppare modelli di produttività virtuosi e che possano effettivamente remunerare in modo adeguato il contributo della forza lavoro al miglioramento della performance aziendale.

Risulterebbe, dunque, incoerente con la ratio della norma escludere proprio tali realtà dall’agevolazione di cui di discute.

Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
La circolare n. 5/E/2018 torna sulla tematica con importanti precisazioni.
L’Amministrazione, difatti, afferma che qualora l’azienda sia priva di rappresentanza sindacale interna, potrà comunque recepire il contratto collettivo territoriale di settore e, conseguentemente, al ricorrere delle condizioni richieste, applicare l’imposta sostitutiva sui premi di risultato erogati in esecuzione di tale contratto territoriale.

Inoltre, e questo passaggio è di estremo interesse, nell’ipotesi in cui non sia stato stipulato un contratto territoriale di settore, l’azienda potrà adottare il contratto territoriale che ritiene più aderente alla propria realtà, dandone comunicazione ai lavoratori, il quale sarà recepito non solo per la previsione agevolativa, ma anche per la regolamentazione di altri aspetti del rapporto di lavoro.

Ordinatorio il termine per il deposito dell’accordo
In conclusione, merita un cenno anche l’apertura su un aspetto procedurale; tra le condizioni richieste ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, difatti, l’art. 5 del decreto già citato prevede che i contratti territoriali e aziendali siano depositati entro 30 giorni dalla loro sottoscrizione, unitamente alla dichiarazione di conformità del contratto alle disposizioni dello stesso decreto.

Nella circolare in commento, l’Amministrazione afferma che tale termine è da intendersi quale ordinatorio fermo restando che i premi di risultato risulteranno agevolabili sempreché i contratti aziendali o territoriali al momento della erogazione del premio siano già stati depositati, unitamente alla dichiarazione di conformità del contratto alle previsioni della legge.

Si tratta, senza dubbio, di una posizione condivisibile che mira a non penalizzare i lavoratori per un adempimento esclusivamente formale che, a ben vedere, ha valenza soprattutto per il monitoraggio della contrattazione aziendale attuato dal Ministero del lavoro.

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